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Sab, Giu

Rischio cardiovascolare? No grazie!

Medicina
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Le feste natalizie con tutte le loro tentazioni culinarie sono appena passate, ma già bussano alla porta le frittelle di carnevale, e così i buoni propositi dell’Anno Nuovo sfumano rapidamente. Eh sì, moltissimi di noi ogni anno si ripromettono di mangiare meglio e di meno, smettere di fumare, fare più esercizio, il tutto per migliorare sia l’aspetto fisico che la salute.

Le feste natalizie con tutte le loro tentazioni culinarie sono appena passate, ma già bussano alla porta le frittelle di carnevale, e così i buoni propositi dell’Anno Nuovo sfumano rapidamente. Eh sì, moltissimi di noi ogni anno si ripromettono di mangiare meglio e di meno, smettere di fumare, fare più esercizio, il tutto per migliorare sia l’aspetto fisico che la salute.

La salute, diciamolo, merita davvero il nostro massimo impegno, la prevenzione può fare moltissimo, mentre persistere con stili di vita errati può predisporre allo sviluppo di patologie anche gravi, che possono poi definitivamente compromettere il nostro stile di vita ed il nostro benessere futuro.
Nei Paesi industrializzati le patologie cardiovascolari sono quelle che fanno più vittime, e molta attenzione è data alla loro prevenzione a tutti i livelli. Vale la pena qui soffermarsi su quanto ben sappiamo, cioè il colesterolo come fattore di rischio cardiovascolare, ma anche su un fattore meno noto, cioè l’importanza dell’omocisteina. È bene anche sapere come prevenire questi rischi: in quest’occasione ecco un focus sulle vitamine del gruppo B, in particolare la niacina.
La teoria “classica” sull’eziologia della malattia cardiovascolare spiega che un eccesso di colesterolo “cattivo” (LDL) nel sangue favorisce la sua deposizione sulla parete delle arterie, con la conseguente formazione di placche sempre più spesse che finiscono per ostacolare il flusso di sangue nelle arterie, o addirittura per otturarle. In quest’ottica, il fattore di prevenzione più importante è il livello di colesterolo nel sangue, e questa linea viene seguita in maniera molto aggressiva da molte compagnie farmaceutiche.
Non solo farmaci per abbassare il colesterolo: la niacina, una vitamina del gruppo B, ha dato risultati molto promettenti in trials clinici, anche se il meccanismo d’azione non è ben compreso. L’assunzione di alte dosi di acido nicotinico, infatti, può ridurre il colesterolo totale e quello LDL del 15-20%, mentre si osserva un aumento del 15-25% del colesterolo HDL (quello “buono”). Perché non utilizzare, quindi, sempre questo approccio? Le alte dosi (1,5-3 g) necessarie ad ottenere l’effetto desiderato danno reazioni di intolleranza nel 15-40% dei pazienti, con “vampate” e rossore cutaneo, a volte tossicità epatica. In altri studi controllati, l’assunzione di niacina in dosi fisiologiche, da sola oppure in combinazione con altre vitamine del gruppo B, ha permesso di osservare un miglioramento di parametri quali la frequenza di infarto ed ictus, forse per la capacità di ridurre i livelli di omocisteina.
La niacina non è una vitamina vera e propria, in quanto il nostro corpo è in grado di produrla a partire da un aminoacido, il triptofano, grazie anche all’azione della vitamina B6 come cofattore, e non serve “solo” a mantenere sano il sistema cardiovascolare, ma è essenziale alla sintesi di composti chiave nella catena respiratoria. Quando l’apporto di triptofano e/o niacina è insufficiente, si sviluppano sintomi anche molto seri cutanei, intestinali e neurologici: la pellagra, malattia scoperta nel 1735, deriva proprio da una carenza di questo nutriente. La niacina è abbondante nei cereali integrali, dove però non è biodisponibile. Meglio prediligere carni, uova, frattaglie. E non dimenticare di aggiungere un po’ di sale, che ne facilita l’assorbimento!
La teoria del colesterolo come fattore predisponente alla malattia cardiovascolare non è certamente l’unica. Altri parlano dell’ossidazione del colesterolo LDL come predisponente alla formazione della placca. Un’altra teoria interessante è proprio quella dell’omocisteina. L’omocisteina fa parte del ciclo di metilazione di un aminoacido essenziale, la metionina, indispensabile per la sintesi proteica. Livelli ematici elevati di omocisteina sono un fattore di rischio per aterosclerosi, ipertensione e trombosi indipendentemente da fattori come i grassi alimentari o il colesterolo nel sangue. Il motivo va ricercato nel metabolismo di questo composto: quando la quantità di omocisteina è elevata essa si può trasformare in un composto altamente reattivo, l’omocisteina-tiolattone, che provoca l’aggregazione delle molecole di colesterolo LDL. Il composto omocisteina-tiolattone-LDL viene fagocitato dai macrofagi presenti nella parete arteriosa, dando luogo alle “foam cells”, cellule che vengono ritrovate nella placca arteriosa in formazione. Da qui si origina una cascata di eventi che porta all’alterazione delle cellule della parete arteriosa, alla formazione di radicali liberi, che danneggiano la parete dell’arteria, favorendo la coagulazione del sangue e la crescita di tessuto fibroso. L’omocisteina-tiolattone nella sua forma libera, poi, stimola l’aggregazione piastrinica e l’omocisteina stessa attiva formazione di trombossano (un ormone ad azione infiammatoria) ed il processo di coagulazione del sangue.
La teoria dell’omocisteina come fattore predisponente al rischio coronarico insomma sembra avere buone basi biochimiche. Un altro dato interessante in questo senso è l’osservazione che quasi il 30% della popolazione che sviluppa ischemia coronarica (dovuta alla formazione di placca arteriosa) presenta una variante instabile di un enzima chiave nel metabolismo dell’acido folico (una vitamina del gruppo B) e una carenza funzionale di quest’ultimo. Cosa c’entra questo con il rischio cardiovascolare? Il folato nella sua forma metilata è indispensabile alla conversione dell’omocisteina in metionina, e la carenza di questa molecola provoca un pericoloso accumulo di omocisteina, che può essere tenuto sotto controllo con una mirata integrazione alimentare di acido folico. La combinazione con la vitamina B12 risulta ancora più efficace in questo senso.
Cosa possiamo concludere da quanto spiegato finora? Come sempre tutto è legato, un elemento non può prescindere da un altro. Quando il nostro metabolismo funziona bene in toto, possiamo pensare con serenità alla nostra salute, e quando qualcosa s’inceppa sarà necessario un intervento quanto più possibile mirato ed integrato per ristabilire l’equilibrio. La pillola magica uguale per tutti non può esistere.