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Mer, Dic

Ozonoterapia: il trapano ha i giorni contati?

Medicina
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Trapano: questa parola porta in sé un’accezione negativa legata alla sensazione di fastidio (rumore e vibrazioni trasmesse) e di impotenza (stesi sulla

poltrona del riunito con qualcuno che si inserisce in noi nolenti o volenti). Nell’immaginario del paziente la “turbina” (questo è il nome appropriato dello strumento rotante usato di routine dall’odontoiatra) è uno strumento davanti al quale ci si sente inermi e indifesi. Meglio, insomma, rimandare l’appuntamento che sdraiarsi sulla poltrona del dentista per curare una carie…

 

Di fronte a questa fobia cosa può fare il professionista odontoiatra? Motivare il paziente con l’informazione, proporre nuove metodiche offerte dalla tecnologia più moderna, meno rumorose e meno invasive di quelle usate finora e tali da far mutare atteggiamento nei confronti di una patologia, la carie, che accompagna l’uomo fin dall’antichità. Con l’informazione il paziente deve essere portato a conoscenza dei nuovi orientamenti sulla prevenzione della carie e quindi, di conseguenza, all’adozione di misure preventive atte a conseguire un miglioramento qualitativo della propria salute orale ed anche, e non da ultimo, del proprio portafoglio.

 

L’uso quotidiano dello spazzolino dentale (cambiato ogni tre mesi al massimo), del filo interdentale (migliore quello piatto), di dentifrici al fluoro, di collutori specifici, e l’utilizzo di compresse evidenziatrici della placca, associati a controlli regolari e a sedute di igiene dentale professionale, portano inesorabilmente ad una salute della propria bocca duratura nel tempo. Oggi il dentista, attraverso test biologici orali, è in grado di valutare il grado di acidità della saliva oppure evidenziare la presenza di batteri cariogeni in numero maggiore della noraltma. Possono essere così definite le aree più a rischio e su queste effettuare un trattamento mirato. Test e trattamenti preventivi sono indolori e semplici da effettuare, non sono costosi e sono infine il più delle volte risolutivi.

 

Se tutto ciò non bastasse ecco intervenire, in maniera dolce, una nuova metodologia di tipo non invasivo, in grado di curare in maniera indolore e senza l’uso di anestetici le lesioni cariose a livello di solchi e colletti, ma anche in quello delle carie di entità maggiore, nell’ambito di una classica terapia conservativa: l’ozonoterapia. Questa tecnica utilizza la forma triatomica dell’ossigeno, che in natura si forma nell’atmosfera a 30 km di altezza mediante i raggi ultravioletti oppure mediante la scarica di fulmini durante i temporali: l’energia del fulmine fa sì che tre molecole di ossigeno si trasformino in due molecole di ozono. Noi possiamo percepirla come odore inconfondibile di fresco e pulito soprattutto dopo i temporali in montagna.

 

L’ozono è un gas fortemente instabile, di colore blu e dal caratteristico odore che si avverte anche a basse concentrazioni; è anche un forte ossidante e come tale viene usato in medicina per il suo effetto antivirale e antibatterico; ha pure la capacità di stimolare i processi naturali di guarigione. L’ozonoterapia trova applicazioni in vari settori della medicina: viene utilizzata nelle arteriopatie obliterative, nelle ulcere post-flebitiche, nelle affezioni ginecologiche e dermatologiche, nelle patologie osteoarticolari nonché nella sindrome del tunnel carpale.

 

In odontoiatria gli studi sull’ozono si sono sviluppati inizialmente in Canada e successivamente in Europa col professor Lynch e i colleghi della Queen’s University di Belfast, nell’Irlanda del Nord. Si è visto che l’ozono è in grado di interferire sul meccanismo di progressione della carie, sterilizzando la lesione e rendendo il dente più resistente all’attacco dei batteri; stimola pure il riformarsi di dentina e smalto con l’assunzione di collutori contenenti fluoro per almeno tre quattro settimane. Questa crescita reale viene rilevata direttamente dal professionista odontoiatra tramite piccoli strumenti laser che sono capaci di rilevare i cambiamenti della composizione minerale e cristallina della dentina, che riflettono a loro volta la densità della struttura dentale.

 

Nello studio odontoiatrico l’ozono viene generato da un’apparecchiatura costituita da un sistema a circuito chiuso ed erogato, tramite un manipolo provvisto di una cappetta al silicone, direttamente sul dente dopo che un flussometro ha rilevato la formazione del vuoto sotto la cappetta di silicone stessa. La concentrazione erogata è altissima: si parla di 2.100 ppm per una durata che può variare da 10 a 60 secondi.

 

Attraverso un altro strumento è possibile erogare ozono in sede locale dove esistono per esempio delle infezioni afose oppure erpetiche. Questo apparecchio è costituito da sonde di vetro cave; in questa cavità, riempita di gas nobile, due elettrodi producono un “micro temporale” riproducendo il fenomeno naturale precedentemente descritto. La parte da trattare viene toccata con questa sonda di vetro e nel punto di contatto si forma l’ozono che ha un effetto antibatterico, antivirale, reologico (aumenta l’elasticità del globulo rosso), ossigenativo (aumenta la produzione dell’agente responsabile della cessione di ossigeno ai tessuti), metabolico a livello cellulare, immuno-modulante (promuove la sintesi di citochine esercitando una specie di controllo delle risposte immunitarie), emostatico per ossidazione e stimolo metabolico delle piastrine.

 

Com’è già stato scritto da altri autori, ed io lo faccio mio, l’ozonoterapia rappresenta un importante mutamento di direzione. L’approccio chirurgico lascia spazio a quello più prettamente biologico. Così come la terapia conservativa, cioè la possibilità di curare i denti aggrediti dalla carie, ha stravolto il motto “estirpare il dente per eliminare il problema”, altrettanto rivoluzionaria si presenta l’ozonoterapia: rappresenta la possibilità di mettere nuovamente al centro del sistema il paziente attraverso l’adozione di procedure validate e certificate scientificamente che risultino più confortevoli per il paziente stesso e che lo rendano più disponibile a investire nella propria salute dentale e – perché no? – lo portino più volentieri dal dentista.

 

Per concludere, quindi, una buona notizia per gli utenti degli studi odontoiatrici: niente più trapano e anestesia negli anni a venire… previa un’assidua prevenzione domiciliare e professionale strettamente associate!

 

dott. Fulvio Ugrin, medico chirurgo odontoiatra

 

 
In collaborazione con Help!