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Gio, Feb

Allattamento al seno: i benefici per la salute

Medicina
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Allattare al seno il proprio figlio è un’abitudine antichissima che negli ultimi anni, dopo un periodo in cui era caduta un po’ in disuso, si è rafforzata nonostante vi siano ancora non pochi casi in cui la madre

si affida ad altre forme di nutrizione. I motivi sono da ricercare sia nell’impossibilità per la donna di allattare perché non ha latte, sia perché l’allattamento non rientra nelle scelte della madre.

 

“Non poter allattare – spiega il dottor Riccardo Davanzo, pediatra del reparto di Neonatologia e Terapia intensiva dell’Istituto di ricovero e cura Burlo Garofolo di Trieste – può essere dovuto a una ghiandola mammaria troppo piccola e perciò incapace di produrre una quantità sufficiente di latte oppure può essere condizionato da fattori psicologici: stress o stati ansiosi, infatti, possono bloccare i meccanismi naturali di produzione lattea”. “Il divieto assoluto per la madre di allattare al seno – prosegue – è determinato dalla sieropositività da HIV: ciò deriva dalla necessità di non infettare il bambino attraverso il latte materno. In tutte le altre situazioni non c’è alcun tipo di controindicazione; anche nei casi di malattie tumorali, qualora ci sia il desiderio di allattare al seno, lo si può fare senza correre rischi per la salute del bimbo. L’allattamento potrà essere sospeso nel caso in cui questo determini un sovraccarico intollerabile in termini di stress fisico. Il periodo della lattazione determina un impoverimento dei depositi di calcio nell’osso, diminuzione però compensata da meccanismi fisiologici dell’organismo che difendono la donna in questo periodo e in quello senile dallo sviluppare l’osteoporosi”.

 

“Anche se allattare è parte integrante del ciclo riproduttivo – afferma Davanzo – può accadere che la donna non sia sempre motivata a dedicare al bambino tutto il tempo richiesto dall’allattamento, anche se questo rinforza il suo attaccamento con il piccolo e favorisce la nascita di un legame unico e imprescindibile che con il tempo si consoliderà sempre di più”. “Utilizzare il latte artificiale – continuaalt – significa anche poter essere più libere poiché tale pratica può essere esercitata anche da persone diverse dalla madre, cosa che con l’allattamento al seno ovviamente non è possibile”. Le cause che spingono una donna a non voler allattare al seno il proprio figlio possono essere molteplici e vanno valutate singolarmente. Si tratta indubbiamente di una questione molto delicata e un po’ difficile da affrontare, quindi non bisogna sbilanciarsi in giudizi affrettati.

 

L’allattamento è condizionato da numerosi aspetti che giocano a favore o meno della dedizione a questo compito. Il tipo di lavoro materno, ad esempio, molte volte influenza una donna costringendola a prendere decisioni che non la favoriscono nel suo essere madre. Inoltre, bisogna considerare anche il ruolo da lei ricoperto all’interno della famiglia, l’investimento che lei e gli altri componenti del nucleo familiare fanno sulle nuove responsabilità a cui sono chiamati a rispondere dopo la nascita del bambino e il sostegno che può ricevere da chi le sta vicino.

 

La paura – rileva il pediatra – è di non riuscire a fare quello che si deve, a gestire in modo corretto le situazioni, anche se poi ci si rende conto che questo pensiero non ha motivo di esistere”. Sicuramente un’adeguata informazione gioca un ruolo fondamentale ed è utile a dipanare eventuali perplessità sull’atteggiamento più corretto da adottare per fare le giuste scelte e agire in modo consapevole, ma molte volte ciò non basta.

 

“Non possiamo però in alcun modo affermare – precisa Davanzo – che la mamma che non allatta il proprio figlio non prova dell’affetto per lui; semplicemente è possibile affermare che ci sono alcune donne che sono meno pronte ad allattare rispetto ad altre”. L’allattamento è una cosa naturale, ma anche molto personale, che pertanto deve essere valutata con serenità ed attenzione. I consigli e le raccomandazioni dei pediatri che sostengono l’allattamento al seno hanno sicuramente fatto aumentare il numero delle donne che seguono questa strada e la fanno durare nel tempo, tuttavia, come già evidenziato in precedenza, non sono gli unici elementi che esse prendono in considerazione prima di fare la loro scelta definitiva.

 

Non c’è dubbio, però, che l’allattamento al seno è fonte di innumerevoli benefici per la salute del bambino e della madre, non solo a breve termine ma anche a lungo termine visto il protrarsi nel tempo degli effetti positivi. “È importante ricordare – conferma Davanzo – che il latte materno è il miglior nutrimento da dare al proprio bimbo in termini di completezza delle sostanze nutritive contenute, ed è uno degli interventi più efficaci in termini di risultati rispetto all’investimento richiesto”. “Allattare al seno – aggiunge – non è una pratica che vincola l’esistenza della donna, come molte volte si pensa, ma è assolutamente compatibile con le esigenze che lei può avere non costringendola così a rimanere a casa per nutrire il neonato: sono numerosi i luoghi che danno la possibilità alla madre di nutrire il proprio bimbo e, inoltre, il latte materno è sempre pronto ed è alla giusta temperatura, non necessitando così di essere trattato prima del pasto”.

 

L’allattamento al seno, insomma, è compatibile con lo stile di vita moderno e soprattutto non influisce per forza sui compiti che la donna deve assolvere all’interno della società e della famiglia. Esso richiede sì una certa costanza, ma è importante ribadire che ciò non implica la necessità di declinare gli impegni. “Questo – sottolinea il pediatra – è un periodo in cui la madre deve essere lasciata libera di vivere in modo sereno, senza che vi siano costrizioni di nessun genere o motivi di ansia. È importante che tutto avvenga con naturalezza senza interferire con la sua forma vivendi. In questo periodo la mamma può fare ciò che ritiene giusto senza seguire diete o norme igieniche rigorose, che rischiano di invadere la naturalezza di questo gesto e non servono a nulla. Può fare ginnastica, attività sportiva, prendere farmaci dopo aver consultato il proprio medico, e mangiare tutti i cibi che preferisce senza alcun particolare limite”.

 

I benefici dell’allattamento al seno per la madre sono importanti. “Allattare – evidenzia Davanzo – riduce il rischio di tumori al seno e all’ovaio, due morbosità che spesso minano la salute femminile. Inoltre, è stato dimostrato anche che le probabilità di ammalarsi diminuiscono con l’aumentare del periodo in cui si allatta, beneficio accumulabile anche nelle gravidanze successive: questo sostiene l’utilità di allattare senza limiti di tempo, sino ad arrivare anche al compimento del secondo anno del bambino e oltre”. “Non c’è assolutamente alcun effetto negativo – ribadisce – e voler passare al latte vaccino è unicamente una scelta individuale non dettata da esigenze di altro genere”.

 

Un discorso particolare merita la contraccezione. “Anche se i metodi meccanici e ormonali sono i più sicuri – asserisce Davanzo – sappiamo che l’allattamento al seno protegge dalla gravidanza nei primi sei mesi dopo il parto nel 98% dei casi. Se la donna decide di affidarsi a questo sistema anticoncezionale, è fondamentale che: il bambino non faccia delle pause tra una poppata e l’altra superiori alle sei ore, altrimenti gli ormoni che bloccano l’ovulazione si abbassano e l’ovulazione inizia; non si somministrino altri cibi al di fuori del latte materno; non siano comparse le mestruazioni. Se si rispettano queste condizioni, la donna può fare un certo grado di affidamento su questo sistema contraccettivo naturale”.

 

Veniamo infine ai benefici dell’allattamento al seno per il bambino. “Possiamo affermare con certezza – sostiene Davanzo – che sono molteplici. Innanzitutto i neonati hanno meno infezioni gastrointestinali, respiratorie e urinarie: il latte materno favorisce la formazione di batteri “buoni” nell’intestino che impediscono lo sviluppo di altri batteri nocivi per l’organismo. Inoltre, il latte materno modula meglio il sistema immunitario rendendolo più equilibrato sia durante l’allattamento che dopo. Un’ulteriore protezione è espletata nei confronti del rischio di contrarre malattie croniche come il diabete e le affezioni tumorali tra cui leucemie e linfomi”.

 

“Il consiglio che mi sento di dare alle neomamme – raccomanda in conclusione Davanzo – è di avere fiducia nelle proprie capacità di madre e nutrice. Sicuramente le competenze ci sono e quello che suggerisco e di crearsi una rete di sostegno che permetta a queste competenze di manifestarsi al fine di svolgere nel migliore dei modi il compito di essere madre”.

Paolo Baldassi

 

 

In collaborazione con Help!