Sidebar

13
Mer, Dic

Per una sana tintarella, cautela e gradualità

Medicina
Stile testo

 

Esporsi da subito al primo sole e poter sfoggiare un’intensa (e invidiabile) abbronzatura, è per molti una tentazione incontenibile. La pelle sottoposta a raggi ultravioletti (UV) può subire danni con

effetti estetici immediati, osservabili in breve tempo dopo l’esposizione ai raggi solari, come l’arrossamento della pelle accompagnato da prurito e bruciore, oppure effetti ritardati che compaiono dopo lungo tempo (anche molti anni) quali il fotoinvecchiamento o photoaging (o invecchiamento precoce che si manifesta con la comparsa di rughe profonde e accentuate, macchie cutanee nelle zone più esposte come il viso, il collo, la regione alta del tronco e il dorso delle mani) e la fotocarcinogenesi ovvero l’induzione di tumori della pelle.

 

“Il danno biologico indotto dai raggi UV – afferma il dottor Alessandro Gatti, dermatologo dell’U.C.O. di Dermatologia e Venerologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – può essere di tipo diretto, ossia un’alterazione diretta del DNA cellulare, principalmente causato dagli UVB, oppure di tipo indiretto, principalmente dovuto agli UVA, mediato dalla formazione dei ROS o sostanze reattive dell’ossigeno (radicali liberi e ossigeno singoletto), i quali sono i responsabili dei danni prodotti sulle strutture della cute (vasi, tessuto elastico, collagene, e DNA). Entrambi i meccanismi producono effetti negativi immediati e ritardati che possono, con effetto cumulativo, indurre in tempi anche molto protratti fotoinvecchiamento e fotocarcinogenesi”.

 

Il sole di fine primavera e prima estate è meno aggressivo o si devono sempre usare le solite precauzioni?

“Le precauzioni e la gradualità sono le regole di base sulle quali non si deve mai transigere, valutando come e quanto esporsi al sole dalla primavera inoltrata alla piena estate. L’intensità e la forza di penetrazione dei raggi UV attraverso l’atmosfera terrestre sono regolate da precise leggi fisichalte: più il sole raggiunge la cute con raggi diretti e perpendicolari (ore centrali della giornata e mesi di luglio/agosto) più gli effetti sono dannosi. L’abbronzatura è un sistema molto sofisticato messo in atto dalla pelle che reagisce a qualcosa di potenzialmente dannoso: i raggi UV arrivano allo strato basale della cute, i melanociti sono stimolati a produrre melanina, che dopo alcuni giorni dal primo “bagno di sole”, secondo le personali caratteristiche fototipiche, produce l’effetto protettivo. Dunque, è molto importante iniziare con un’esposizione limitata nei primi giorni, evitando sempre le ore di maggior irradiamento e aumentando progressivamente i tempi a seconda del fototipo d’appartenenza. Fototipo che deve anche orientare la scelta dell’antisolare protettivo. Naturalmente, una particolare attenzione va posta ai bambini perché le scottature nel periodo infantile e preadolescenziale sembrano essere le più potenzialmente dannose; e agli anziani che, per ragioni diverse, hanno maggiore sensibilità sia per la termoregolazione che per la fotosensibilità”.

 

Attenzione che deve essere consigliata soprattutto negli adolescenti e giovani giunti alla fase dell’autodeterminazione in fatto di protezione solare…

“Il raggiungimento dei canoni moderni di bellezza e di immagine sociale vincente, legata ad un’abbronzatura decisa, è diventato un obbiettivo irrinunciabile per molti giovani dediti al cosiddetto lucertolismo estivo, o al suo surrogato fatto di lampade UV. Inoltre, l’abitudine errata e tipicamente maschile di evitare l’utilizzo di qualsiasi forma di protezione durante l’esposizione al sole, fortemente connotata di ostentata insofferenza verso abitudini considerate poco virili, annulla le armi di prevenzione e difesa contro melanomi e carcinomi. Un’altra errata asserzione che bisogna sfatare è che il sole è cambiato, “è malato” e sarebbe più dannoso: sono le abitudini che sono cambiate e che cercano false legittimazioni”.

 

Ci sono altre forme di protezione?

“Bisogna proteggersi all’ombra di ombrelloni (o meglio al riparo di coperture più ampie o di una folta vegetazione) e coprirsi con cappelli e abiti di tessuto appropriato (secondo potere protettivo decrescente: lana, poliestere, cotone, lino). Per questi ultimi, importante per il potere schermante è la trama, lo spessore e lo stato di idratazione (un tessuto bagnato protegge meno). I colori chiari riflettono i raggi e proteggono dal caldo, ma quelli scuri assorbono le radiazioni e proteggono maggiormente dai raggi UV”.

 

Per la prevenzione di inestetismi cutanei e soprattutto di carcinomi e melanomi, si deve studiare un programma di prevenzione personalizzato con il dermatologo?alt

“Si deve conoscere il proprio fototipo e proteggersi di conseguenza scegliendo l’antisolare protettivo giusto, e porre anche costante attenzione ai propri nei, sia quelli congeniti che quelli acquisiti e di più recente comparsa (e in generale se subiscono modifiche). La radiazione solare di tipo A (UVA) ha un ruolo importante nell’induzione dell’invecchiamento cutaneo e recenti studi suggeriscono un coinvolgimento nella carcinogenesi: in quest’ottica, quindi, si sono sviluppati prodotti efficaci anche contro gli UVA oltre che nei confronti degli UVB che sono principalmente i responsabili delle scottature. Le qualità degli antisolari, quindi, sono andate col tempo migliorando. La capacità protettiva di un antisolare viene calcolata in base alla capacità del prodotto di proteggere la pelle nei confronti dell’eritema, indotto principalmente dagli UVB. Non è detto che un prodotto capace di proteggere dall’eritema protegga anche dalla cancerogenesi: è noto, ad esempio, che la dose di raggi UV necessaria per indurre i fenomeni biologici del fotoinvecchiamento è più bassa di quella necessaria per indurre un eritema. Nella scelta di un prodotto antisolare è bene propendere per antisolari con SPF (Sun Protector Factor, trad. fattore di protezione solare) elevato, capaci di offrire ampio margine di sicurezza e che contengono filtri sia nei confronti sia degli UVB sia degli UVA”.

 

Cos’è il fattore di protezione solare?

“È il numero che compare sull’etichetta del prodotto e corrisponde al grado di protezione che la crema antisolare dovrebbe garantire alla nostra pelle. Indica teoricamente di quante volte possiamo prolungare l’esposizione al sole senza provocare scottature. Se, ad esempio, normalmente ci scottiamo dopo 20 minuti di esposizione, con un antisolare avente SPF 6 dovremmo scottarci dopo due ore (20 minuti x 6 = 120 minuti). Le condizioni che influenzano il reale potere protettivo di uno schermo solare sono molte, a partire dalla quantità di prodotto applicata (che in numerosi studi è risultata non sufficiente), dal tempo che passa tra un’applicazione e l’altra, da quanto si suda e così via. In ogni caso l’utilizzo di uno schermo solare, anche con elevato potere protettivo, non deve indurre ad esposizioni prolungate e sconsiderate. Gli schermi solari, per mantenere l’efficacia, non devono essere scaduti e devono essere correttamente conservati. Alcuni prodotti più recenti abbinano ai filtri solari anche antiossidanti ed emollienti; sono inoltre disponibili formulazioni adatte a pelli con problemi d’acne”.

 

Il concetto chiave, quindi, è quello della fotoprotezione basata su un’esposizione graduale e controllata (che riduce la quantità di raggi UV che raggiungono la cute). È importante però aumentare anche le capacità di autodifesa…

“A volte accade che le sostanze ossidanti possano causare danni e i meccanismi di difesa essere insufficienti. Per modulare l’equilibrio ossido-riduttivo si può incrementare l’attività antiossidante cellulare tramite un’alimentazione ricca di frutta e verdura fresche contenenti sostanze come beta-carotene e licopene, e vitamine antiossidanti (C ed E). Anche l’assunzione di integratori potrebbe avere un’efficacia protettiva, difficile da quantizzare attualmente. Attenzione: queste sostanze non aumentano la produzione di melanina e non mettono al riparo dalle scottature. Altro luogo comune da sfatare riguarda gli autoabbronzanti: le molecole di questi prodotti producono un imbrunimento della pelle che è solo di tipo cosmetico, ossia non si tratta di una vera abbronzatura e quindi non c’è alcun effetto protettivo nei confronti del sole. Alcuni prodotti di nuova formulazione hanno un effetto integrato: sono costituiti da un autoabbronzante più un fattore di schermo alto, e quindi sono efficaci per produrre pigmentazione ed effetto protettivo”.

Ignazia Zanzi

 


 

 Fototipi e prevenzione

 

Esiste una suscettibilità individuale agli effetti delle radiazioni solari che è dipendente dai fattori di protezione presenti fisiologicamente nella pelle quali la melanina, che ne determina il colore, e gli antiossidanti, che servono a contrastare i radicali liberi generati dai raggi ultravioletti. L’insieme di alcune caratteristiche fisiche e la risposta ai raggi solari costituiscono il fototipo. Una volta identificato il proprio fototipo, risulta più semplice adeguare i comportamenti per una corretta esposizione al sole (al mare, in montagna ma anche in tutte le occasioni quotidiane, non necessariamente di vacanza) senza correre rischi eccessivi.

 

> Fototipo I – Si scotta sempre, non si abbronza mai. Hanno questo fototipo gli albini e le persone con capelli rossi o biondi e pelle color latte.

> Fototipo II – Generalmente si scotta, si abbronza con difficoltà. Vi appartengono i soggetti biondi o castano-chiari con carnagione pallida.

> Fototipo III – Talvolta si scotta, sviluppa una leggera abbronzatura. Interessa i soggetti con capelli castani e un minimo colorito naturale.

> Fototipo IV – Non si scotta quasi mai, si abbronza sempre con facilità. Appartengono a questo fototipo i soggetti bruni e castano-scuri con carnagione olivastra.

> Fototipo V – Riesce ad abbronzarsi senza rischio di eritema. Riguarda i soggetti con incarnato scuro e capelli scuri.

> Fototipo VI – Ha la pelle in grado di difendersi da sola dai raggi UV, non si scotta mai. Hanno tale fototipo i soggetti razzialmente pigmentati (neri e mediorientali) con capelli scuri.

 

Va precisato che ricondurre tutti gli individui entro la classificazione di soli 6 gruppi comporta comunque delle variabili all’interno dello stesso fototipo, per sopperire a quelle caratteristiche personali (anche temporanee) che solo il medico può determinare precisamente, e richiede la personalizzazione del protocollo terapeutico qualora ci siano: familiarità a melanomi e carcinomi, nei sospetti, cambiamenti di lesioni preesistenti. Non è dunque possibile, o perlomeno è fortemente sconsigliato, il riprodurre condizioni di irradiazione effettuate su un individuo ad altri anche appartenenti allo stesso fototipo, per evitare il rischio di dosi inadeguate.

 


In collaborazione con Help!