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Sab, Dic

Disabilità: mobilità sostenibile, per non tornare indietro

Costume e società
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Muoversi in centro città sulla sedia a rotelle può talvolta trasformarsi in un vero e proprio incubo per un cittadino diversamente abile.

Muoversi in centro città sulla sedia a rotelle può talvolta trasformarsi in un vero e proprio incubo per un cittadino diversamente abile.

Ostacoli e difficoltà si nascondono dietro a ogni angolo. Lo sa bene Valter Mahnič, 28 anni, diventato improvvisamente paraplegico nel 2008 in seguito a un malore fisico di causa ignota. Valter ha trovato la forza di reagire avviando diversi progetti sulla disabilità in collaborazione con le istituzioni pubbliche. Quali sono le difficoltà che riscontri maggiormente muovendoti in città? “Sono diverse, sia fisiche intese come barriere architettoniche che includono, per chi non lo sapesse, scalini, marciapiedi dissestati o stretti, rampe troppo ripide, pali segnaletici posizionati in modo da restringere i passaggi pedonali, sia umane, ovvero quei comportamenti delle persone causati da ignoranza o pregiudizi, come il parcheggiare sulle strisce bloccando l’accesso alle rampe per salire sui marciapiedi”. Hai vissuto di recente qualche episodio che ti ha fatto riflettere? “In via San Nicolò mi sono avvicinato ad un locale per bere un caffè e ho notato subito il probabile scalino d’ingresso. Ho intercettato il responsabile mentre usciva per allestire i tavolini all’esterno. Dopo i saluti di rito gli ho detto che volevo entrare per bere un caffè ma visto lo scalino mi sarei messo ad uno dei tavolini. Sorridente mi ha risposto che non c’era alcun problema. Nel conto poi ho visto che aveva incluso il servizio al tavolo, come di norma si fa. Con il consueto ottimismo e con sorriso di comprensione gli ho detto: «Guardi, come ho cercato di farle notare prima, mi sono fermato qui al tavolo solo perché lo scalino mi impediva l’ingresso al locale, altrimenti avrei consumato tranquillamente al banco interno, e trovo che sarebbe elegante ed equo che non metta in conto il servizio». Ancora prima di finire la frase si è girato per tornare nel locale, buttando lì un «sì, bene, se vuole le offro anche il caffè!»”. A tuo parere cosa andrebbe cambiato a Trieste per agevolare gli spostamenti con la sedia a rotelle? “Ritengo che in primo luogo andrebbero mantenuti in condizioni ottimali marciapiedi e altri passaggi pedonali. Poi sarebbe necessario dotare i marciapiedi di rampette per renderli accessibili a tutti, partendo dalle rive e dalla zona pedonale e poi pian piano a tutte le zone pianeggianti. Disporre i pali e l’arredo urbano ai lati e non al centro dei passaggi e solo se questo permette di lasciare un adeguato spazio di manovra ai disabili, ma anche ai passeggini dei bambini”. Ascensori e scale mobili possono trasformare la passeggiata in un percorso ad ostacoli. Ti sei mai ritrovato in condizioni tali da rinunciare e tornare a casa? “Prima di andare in qualsiasi ufficio o per altri servizi, mi informo sempre in anticipo del loro grado di accessibilità. Il che, capirai, è un’operazione estenuante e costosa. Per andare in qualche locale o altro ho la fortuna di essere spesso in compagnia di persone volenterose con le quali superiamo “a forza” altri ostacoli. Quando capita di muovermi da solo, però, trovo spesso piccoli o grandi ostacoli, ma avendo per fortuna un carattere determinato, prima di “rinunciare e tornare indietro”, le provo davvero tutte”. Se potessi scrivere una lettera al sindaco di Trieste, cosa gli chiederesti per migliorare la mobilità pensando alle tue esigenze? “Pensando alle mie necessità personali, chiederei di ragionare l’accessibilità ad aree nelle quali in carrozzina si riesce ad usufruire di ogni servizio importante. In ognuna di queste aree ci dovrebbe essere almeno un locale pubblico “agibile” dove poter usufruire realmente del bagno ed avere un punto di ristoro; i negozi che vendono i beni di primaria necessità in queste aree non dovrebbero avere scalini all’entrata o altre barriere; di conseguenza in ognuna di queste zone dovrebbe esserci anche un Bancomat che si possa utilizzare da seduti in carrozzina per prelevare il denaro. Insomma partire creando o localizzando in città delle “oasi” accessibili da ampliare ed unire poi con un servizio di trasporti efficiente e, se possibile, identificare o creare un percorso pedonale che le colleghi tra loro”. Su quali fronti ti stai impegnando concretamente? “Cerco di dare il mio contributo affinché la vita delle persone disabili e più in generale di chiunque abbia delle difficoltà sia facilitata, con tutti i mezzi che ho a disposizione. In questo periodo sto portando avanti vari progetti. In settembre ho organizzato con TriesteAbile l’evento “Libertà in movimento” nel quale abbiamo dimostrato le varie possibilità che sono a disposizione dei disabili per quanto riguarda sport, spostamenti, ausili e servizi. Attualmente sto collaborando con la Provincia di Trieste per il progetto “Cambia la tua idea del possibile: abitare in autonomia” che permette a giovani persone disabili di costruirsi una vita indipendente andando ad abitare per conto proprio. Oltre a questo sto sviluppando uno strumento da me brevettato per agevolare le persone in carrozzina nelle quotidiane operazioni in bagno”. Quanto c’è ancora da fare per tutelare i diritti delle persone diversamente abili? “Rispetto ai Paesi del Nord, in Italia abbiamo ancora molto da imparare sia dal punto di vista tecnico che umano, ma per fortuna qualcosa si sta muovendo. Per mia esperienza personale trovo che le possibilità sul territorio per chi è disabile ci sono, ma purtroppo a volte sono ben nascoste e per conoscerle bisogna darsi molto da fare. Questo richiede preziosa energia, che proprio per questa categoria è difficile da raccogliere e che è già necessaria nelle faticose operazioni quotidiane. Trovo estremamente grave il fatto che ci siano stati molti tagli sui fondi destinati al questo settore”. Cosa ne pensi dello sport integrato che mette in relazione ragazzi abili e non con risultati sorprendenti? Hai mai fatto esperienze di questo tipo? “Trovo che lo sport sia uno strumento eccezionale per unire/integrare le persone, specialmente quelle a rischio di esclusione sociale, e lo consiglio a tutti. Anch’io pratico attivamente sport e ho quotidianamente davanti agli occhi gli effetti benefici che esso ha sul corpo, sulla mente e sul cuore delle persone”. Elisabetta Batic