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Gio, Set

La televisione. Un divertimento o un problema per i più giovani?

Costume e società
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Da sempre la televisione funge da svago e/o divertimento sia per i più grandi che per i più piccoli, diventando in certi casi anche un problema per l’uso smodato che se ne fa.

Da sempre la televisione funge da svago e/o divertimento sia per i più grandi che per i più piccoli, diventando in certi casi anche un problema per l’uso smodato che se ne fa.

Spesso, infatti, i genitori s’interrogano se sia corretto o meno far vedere ai figli la televisione oltre un certo limite di tempo e se la televisione possa costituire un elemento che gioca a sfavore di un corretto sviluppo psico-emotivo del bambino. La risposta è ovvia: l’eccesso è sempre sbagliato, rischia di compromettere ciò che di buono il mezzo ha da offrire. La moderazione è la carta vincente che permette di ottenere i risultati migliori.
Il piccolo schermo è da sempre un modo per esplorare il mondo, per entrare in contatto con realtà diverse e per i più piccoli è sicuramente uno strumento conoscitivo importante, se utilizzato in modo sapiente. “I più piccoli – afferma il dottor Gianni Biondi, responsabile del Servizio di Psicologia pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione – dovrebbero guardare la televisione sempre assieme ad un adulto, che possa scegliere il programma e fungere da guida, ponendo delle domande e stimolando la fantasia del piccolo”. In certe situazioni, assistiamo ad una vera e propria dipendenza da parte dei più giovani al mezzo televisivo, che andrebbe contrastata sia per favorire la socializzazione con i coetanei, sia per spronare il ragazzo a dedicarsi ad altre attività sicuramente più adatte a lui: l’attività fisica, ad esempio, certamente più opportuna per un giovane di una partita di calcio vista alla tv.
“Altro fatto da evitare – sottolinea Biondi – e che molto spesso accade, è l’utilizzo della televisione come strumento per impegnare il giovane, quando non si può passare del tempo con lui. Sicuramente un modo per tener occupato il ragazzo, ma distoglie il genitore dal controllare la tipologia di programmi che il bimbo può guardare”. I genitori non devono insomma utilizzare il piccolo schermo come mezzo di compagnia dei propri figli ed avere così per sé del tempo da dedicare ad altre faccende. Non è per i piccini un modo produttivo ed educativo di trascorrere il loro tempo.
La televisione a volte viene lasciata accesa solo per avere una voce di sottofondo… un sistema utilizzato anche per conciliare il sonno. “Addormentarsi con il televisore acceso – puntualizza l’esperto – è un’altra pratica molto di moda ma tutt’altro che benefica. La lettura, invece, potrebbe essere un ottimo sistema per favorire il sonno ed accompagnare così il minore alla notte in un modo produttivo e sicuramente più sano”.
Non è però vietato guardare la televisione nelle nostre case, sia ben chiaro. Semplicemente, quando ci sono bimbi piccoli presenti nella stanza, bisogna porre molta attenzione alla visione di certi programmi in quanto specie i più piccini assorbono ogni cosa e molte volte quanto detto in televisione è meglio non venga assimilato da un infante per il rischio di interpretazioni erronee. La violenza (fisica, verbale, psicologica), diffusamente presente nei programmi, anche in quelli dedicati a loro, può infatti essere presa come modello comportamentale e diventare un gesto da imitare. Spesso si assiste ad atti violenti da parte dei ragazzini solo per un discorso di pura emulazione e non di reale intenzione di arrecare danno al prossimo. Lo si fa perché così avrebbe fatto il proprio eroe e non per volontà di compiere un gesto dannoso agli altri.
I genitori e gli adulti devono tenere nella dovuta considerazione il fatto che, ricorda Biondi, “il bisogno del minore a uno sviluppo regolare e compiuto, è un diritto riconosciuto dall’ordinamento giuridico nazionale e internazionale ” e un uso corretto ed appropriato della visione della tv è fondamentale per garantirgli un soddisfacimento delle proprie esigenze. Evitare il pericolo di un “consumo” errato del mezzo televisivo e di un’imitazione dei modelli televisivi secondo canoni fuorvianti, è uno tra i compiti fondamentali di una persona che si prenda cura di un ragazzo o un bambino.
Il Codice di autoregolamentazione Tv e minori, approvato il 26 novembre 1997, (cfr. http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/codice_autoregolamentazione/codice_tv_minori.pdf) stabilisce delle utili regole per le imprese televisive, al fine di fare in modo che la visione della televisione da parte del bambino non avvenga in modo incontrollato e, più importante, stabilisce delle norme di comportamento, di diffusione e attuazione. Lo scopo è tutelare il minore favorendo solo la diffusione di programmi che non mettano in pericolo lo sviluppo e la personalità del giovane.
Purtroppo i programmi trasmessi di frequente hanno per oggetto eventi poco educativi e sfavorevoli ad un sano sviluppo della personalità. Tuttavia, va detto che si è iniziato a tenere nella giusta considerazione la tutela dei minori cercando di favorire uno sviluppo equilibrato, evitando loro la visione di programmi fuorvianti. Qualora vengano violate le norme per la tutela del minore con la trasmissione di programmi non idonei, è possibile rivolgersi al Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori, che verifica le violazioni del Codice ed emana le eventuali risoluzioni.
Va infine ricordato che sono stati messi a disposizione degli adulti dei mezzi atti a favorire il controllo dei programmi televisivi: ricordiamo il “parental control”, incluso nel servizio televisivo digitale, utilissimo per controllare la fruizione e i servizi proposti dalla televisione. Utilizzarlo non è cosa difficile, perché basta impostare la funzione sul proprio televisore. È possibile così bloccare la visione di certi programmi perché non adatti allo sviluppo psico-emotivo del bambino. Con un po’ di buona volontà, insomma, molto si può fare. Basta stare attenti.
Paolo Baldassi

BOX: Il Codice di autoregolamentazione

Le imprese televisive pubbliche e private e le emittenti televisive considerano:
a) che l’utenza televisiva è costituita – specie in alcune fasce orarie – anche da minori;
b) che il bisogno del minore a uno sviluppo regolare e compiuto è un diritto riconosciuto dall’ordinamento giuridico nazionale e internazionale; basta ricordare l’articolo della Costituzione che impegna la comunità nazionale, in tutte le sue articolazioni, a proteggere l’infanzia e la gioventù (art. 31) o la Convenzione dell’ONU del 1989, divenuta legge dello Stato nel 1991, che impone a tutti di collaborare per predisporre le condizioni perché i minori possano vivere una vita autonoma nella società, nello spirito di pace, dignità, tolleranza, libertà, eguaglianza, solidarietà e che fa divieto di sottoporlo a interferenze arbitrarie o illegali nella sua privacy e comunque a forme di violenza, danno, abuso mentale, sfruttamento;
c) che la funzione educativa, che compete innanzitutto alla famiglia, deve essere agevolata dalla televisione al fine di aiutare i minori a conoscere progressivamente la vita e ad affrontarne i problemi;
d) che il minore è un cittadino soggetto di diritti; egli ha perciò diritto a essere tutelato da trasmissioni televisive che possano nuocere alla sua integrità psichica e morale, anche se la sua famiglia è carente sul piano educativo;
e) che, riconosciuti i diritti di ogni cittadino – utente e quelli di libertà di informazione e di impresa, quando questi siano contrapposti a quelli del bambino, si applica il principio di cui all’art. 3 della Convenzione Onu secondo cui “i maggiori interessi del bambino/a devono costituire oggetto di primaria considerazione”.