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Sab, Nov

Partito Democratico: c'è gente che pagherebbe per vendersi

Costume e società
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Un celebre aforisma di Victor Hugo ci ricorda che "c'è gente che pagherebbe per vendersi".

A distanza di oltre un secolo, questa frase trova una nuova applicazione tra i deputati del Partito Democratico, protagonisti dell'ultima ignobile sceneggiata sull'Italicum, la nuova legge elettorale certamente incostituzionale che il premier Renzi sta obbligando ad approvare praticamente da solo.

Gran parte dei deputati Pd che oggi si professano renziani da una vita sono stati nominati dall'allora segretario Bersani in contrapposizione a Renzi. Ora che il cocchiere è il Bomba quasi tutti si sono allineati. E anche quelli che si professano non allineati a parole, nella realtà dei fatti si muovono come sciagurati collaborazionisti.

hugoDall'area meno renziana del Pd, infatti, ha visto la luce un documento allucinante firmato da circa 50 deputati formalmente contrari all'Italicum ma ciononostante disposti a votarlo per "senso di responsabilità". Pare di sentire Scilipoti e Razzi.

La realtà dei fatti è che il rischio di perdere la poltrona per molti è troppo alto: se Renzi non li dovesse rinominare sarebbero addirittura costretti ad andare a lavorare (e non certamente per 20mila euro al mese come oggi). C'è poi la beffa per i neofiti del leccaculismo parlamentare di non vedersi riconosciuto il vitalizio che spetta a chi ha fatto 5 anni di legislatura. Che fare allora? Resistere, resistere, resistere. Incollati alla poltrona e al denaro che su di essa si deposita ogni 30 giorni.

Ecco il testo con cui questi 50 partigiani dei rispettivi conti in banca tentano di giustificarsi di fronte a un elettorato allibito, disorientato e forse pure leggermente incazzato:

"Aver messo la fiducia sulla legge elettorale è un atto che si sarebbe potuto evitare. In queste ore veniamo chiamati a esprimere ad alta voce la nostra posizione. Dovremo dire se confermiamo la nostra fiducia al governo oppure no. Lo facciamo di fronte ai cittadini italiani. Se non ci fossero i numeri il governo cadrebbe, con tutte le conseguenze del caso. E cadrebbe sulla legge elettorale. Tutti riconoscono che la legge elettorale uscita dal senato sia molto migliore di quella votata dal pd nel primo passaggio alla camera. E se è migliore è grazie alle modifiche significative frutto soprattutto del lavoro di area riformista e del dialogo dentro il pd. Un risultato che abbiamo il dovere di rivendicare con forza anche se non condividiamo il numero eccessivo di eletti bloccati. L'abbiamo detto, scritto e lo confermiamo. Ma questi motivi sono sufficienti per far cadere un governo, il nostro governo, e per di più in questa fase delicatissima per l'italia?

Noi di area riformista che abbiamo deciso di votare la fiducia crediamo di no. Per questo la votiamo".

Far cadere il governo del pd sarebbe una scelta irresponsabile e autolesionista. Che non possiamo condividere. Ma questo non ci impedisce di dire che riteniamo un grave errore aver continuamente esasperato i toni. Questo passaggio poteva essere gestito in modo del tutto diverso e meno conflittuale. E le forzature, iniziate con il jobs act sui licenziamenti collettivi, e proseguite anche in questi giorni fino alla raccolta di firme tra i segretari regionali e provinciali fatta in una fase così delicata sono state degli errori. Come se sul territorio non ci fossero già abbastanza problemi. Così si è solo dimostrato una volta in più che le prove muscolari non portano lontano. Chiunque le faccia. Non votare la fiducia non è una dimostrazione di coraggio. È Una scelta politica. E la nostra scelta è sempre, coerentemente, invece quella di migliorare i provvedimenti e costruire le condizioni del dialogo e dell'unità nel pd. In modo ostinato.

Contro gli estremisti e i tifosi. Un ruolo molto scomodo. Del resto il nostro riferimento è sempre stato e rimane la carta d'intenti dell' "italia giusta". Abbiamo sempre creduto che il punto di equilibrio sulle riforme si potesse trovare non concentrandosi solo sulla legge elettorale ma sull'equilibrio tra la nuova legge elettorale e le riforme istituzionali.

"In particolare sulle funzioni e sulla Conseguente composizione del senato. Noi- prosegue il documento dei 50 deputati di area riformista- ci crediamo veramente. Su questo punto il ministro delle riforme due giorni fa ha usato in aula parole di disponibilità che oggi il presidente del consiglio ha pubblicamente rilanciato. Sono solo parole o sono impegni concreti? se sono impegni concreti allora per noi devono subito tradursi in fatti e proposte chiare. Migliorare la riforma della costituzione diventa determinante per migliorare gli equilibri e quindi il profilo democratico delle intere istituzioni. Questo è strettamente connesso con la legge elettorale. Determina l'assetto complessivo e quindi il giudizio sulla qualità delle riforme. Una cosa che sarebbe utile all'italia e agli italiani. Il nostro impegno proseguirà senza sosta sui temi dello sviluppo, del lavoro e della giustizia sociale, che rappresentano oggi le preoccupazioni principali delle cittadine e dei cittadini italiani e che sono il fondamento di una azione riformista di sinistra. Lo faremo dalla nostra salda posizione di minoranza del partito, una minoranza solida, autonoma nelle scelte e responsabile nei comportamenti".

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