Sidebar

13
Gio, Dic

Il senso della giustizia è più forte del principio di massimizzazione del guadagno

Approfondimenti
Stile testo

Il senso della giustizia è un principio cognitivo più forte del principio di massimizzazione del guadagno.

Il senso della giustizia è un principio cognitivo più forte del principio di massimizzazione del guadagno.

È questa la conclusione a cui giungono alcuni neuroscienziati della Sissa (Claudia Civai e Corrado Corradi Dell’Acqua coordinati da Raffaella Rumiati) che, in collaborazione con l’University Medical Center di Amburgo, sulla rivista Cognition, cercano di far luce sul ruolo giocato dalle emozioni nei processi decisionali. Cosa guida dunque le nostre scelte anche in quegli ambiti, come per esempio quello economico, in cui si ritiene che le nostre azioni siano guidate esclusivamente da logica e razionalità? Attraverso un esperimento i ricercatori hanno riscontrato che le persone preferiscono rinunciare a ottenere una certa somma di denaro piuttosto che accettare un’offerta che ritengono ingiusta. In determinate situazioni, la maggior parte delle persone tende a compiere scelte considerate irrazionali, cioè frutto di emozioni negative, come la frustrazione, poiché violano il principio utilitaristico di massimizzazione del guadagno, ritenuto, dalle teorie economiche classiche, il principio guida del comportamento.
L’esperimento. Ad un giocatore (A), chiamato decisore, viene data una somma di denaro da dividere con un altro giocatore (B), definito ricevente. A deve fare delle offerte a B di spartizione del bottino (es. “ti offro 2 euro su 10”), e B può accettare o rifiutare le offerte sapendo che, se accetterà, il denaro verrà diviso così come A ha deciso (2 euro a B e 8 ad A), mentre, se rifiuterà, entrambi rimarranno a tasche vuote perdendo tutto. La teoria economica classica prevede che A offra sempre la minima quantità possibile (1 euro su 10), e che B accetti qualsiasi offerta, in quanto 1 euro è meglio che niente. In realtà, A tende a fare offerte eque (4 o 5 euro su 10), mentre B tende a rifiutare le offerte non eque (1 o 2 euro su 10).
La frustrazione per l’ingiustizia subita sarebbe la causa scatenante del rifiuto “irrazionale”. “Questa spiegazione – commenta Claudia Civai – a noi pare riduttiva. Infatti riteniamo che il senso di giustizia e di equità sia qualcosa che non si possa esaurire in un sentimento di frustrazione, ma sia piuttosto qualcosa di adattivo all’interno della società, e per questo tutt’altro che irrazionale. Ci siamo dunque chiesti se la pura emotività, sottoforma di frustrazione, entrasse in gioco perché ci si trovava di fronte ad un’ingiustizia, oppure perché era il proprio portafoglio a fare le spese di questa ingiustizia”.
I neuroscienziati hanno allora chiesto a dei volontari di giocare due versioni dell’ultimatum game: una in cui dovevano accettare o rifiutare le offerte rivolte a loro stessi, un’altra in cui dovevano decidere su offerte rivolte a una terza persona, a loro sconosciuta. “Mentre giocavano – illustra Raffaella Rumiati – abbiamo misurato la loro risposta elettrodermica per stabilire se e quanto i volontari fossero emotivamente coinvolti”. I risultati dimostrano che i partecipanti all’esperimento rifiutavano le offerte non eque in entrambe le versioni. Dall’analisi della misura psicofisiologica è emerso che quelle stesse persone si sentivano frustrate solo quando rifiutavano per loro stesse, ma non quando rifiutavano per una terza persona. “Abbiamo visto – spiegano le ricercatrici – come rabbia e frustrazione non siano legate indissolubilmente al rifiuto dell’offerta, bensì alla conseguenza che la scelta ha su noi stessi. Quindi il rifiuto non va considerato come irrazionale, bensì quale frutto di un senso di giustizia che non può, a nostro avviso, essere ridotto ad emozioni centrate sul sé, come la frustrazione. Al contrario, questo senso di giustizia è piuttosto un principio cognitivo che, in situazioni di interazione sociale, è più forte del principio di massimizzazione del guadagno”.
Come dimostrano numerosi studi di psicologia sociale, la cooperazione massimizza il guadagno globale del gruppo. Se si è egoisti e si interagisce tenendo conto solo del proprio guadagno, si verrà inevitabilmente puniti ed esclusi dal gruppo di appartenenza.
T.B.