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Mar, Mag

Perché Trump sembra un wrestler, la moglie un personaggio di Dynasty, gli elettori i personaggi di Hazzard e si suonano i Queen?

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Italiani prepariamoci al peggio, ma anche a una piccola e bonaria "vendetta". Sebbene i sondaggi diano Hillary Clinton (capirai a che livello sono la principale superpotenza mondiale) ancora in vantaggio, la distanza con Donald Trump si sta assottigliando come normalmente accade in questo periodo in cui gli indecisi o coloro che non voteranno (negli USA sono tantissimi).

Chi negli ultimi 20 anni è stato un po' all'estero e non è stato scambiato per un francese o uno spagnolo si sarà sentito domandare decine, forse centinaia di volte: "Warum Berlusconi?" "Pourquoi Berlusconi?", "Why Berlusconi?". E vai tu a spiegare che non l'hai mai votato, che ti sei dissociato fin dal '94, che non ha mai parlato a nome tuo. Tutto inutile. Perché all'estero l'Italia era Berlusconi.

Così come ora gli USA rischiano seriamente di finire rappresentati da una macchietta ancora più pericolosa, ancor più bancarottiera, forse più feroce. Un miliardario mezzo pazzo di un'ignoranza abissale che non conosce assolutamente nulla non solo di geopolitica ma anche di geografia ("Belgio è una bella città"). Il suo parlare è rivolto esclusivamente a una porzione di elettorato che sembra solo apparentemente in via d'estinzione negli Stati Uniti: un elettorato reazionario, conservatore, bianco, con sfumature razziste, nostalgico degli anni di Reagan.

Proprio per parlare meglio a questo tipo di popolazione, minoritario ma motivatissimo quando si tratta di scegliere il Presidente, la sua comunicazione (che scimmiotta parecchio specie nei discorsi quelli dei predecessori) è in HD ma sembra uscita dagli anni '80.

Non ci credete? Ecco alcuni esempi:

1) Quando entra sul palco di Cleveland fa un ingresso che sembra lo stesso di "The Undertaker" (il Becchino), il celebre wrestler famoso per essere quello rimasto più a lungo sul ring (dal 1984 al 1993). I ricordi dei felici momenti passati si fanno così strada tra gli acclamanti sostenitori del tycoon.

2) Arriva la moglie Melania, la bella ex modella di origini Yugoslave (è slovena per la precisione) impacchettata come una diva anni'80 o primi '90: sembra un po' Cindy Crawfod, un po' Jessica Biel, un po' Krystie Carrington di Dynasty, un po' Jane Fonda, copia il discorso di Michelle Obama e sembra veramente uscita da una rivista patinata tipo Postalmarket.

3) La fauna presente alla convention repubblicana di Cleveland ricorda straordinariamente da vicino i personaggi stereotipati della contea di Hazzard (la cittadina della Georgia inventata per fare da sfondo alle scorribande dei Fratelli Duke e del loro generale Lee nell'omonima serie tv), con bandierine biancherosseblu, nastrini, coccarde, sosia di Lincoln e improbabili cappellini. Un altro tuffo in un passato non del tutto dimenticato, stavolta non orchestrato dagli organizzatori ma proposto dalla platea, a dimostrazione dell'attaccamento ai valori simbolici proposti da Trump.

4) Si conclude in bellezza con "We are the Champions", celeberrima canzone dei Queen probabilmente il brano più suonato e cantato al mondo nelle manifestazioni sportive dal 1977 a oggi. Non c'era evento negli anni '80 e '90 che non la proponesse. Peccato che i Queen, band inglese dall'elevatissimo spessore culturale oltre che musicale, già a Giugno aveva diffidato Donald Trump a usare la loro musica nella sua campagna elettorale con una nota del chitarrista Brian May poi ribadita anche sul sito del musicista.

Perché Trump non può farne a meno? Perché è necessaria per lui una coesione culturale granitica, la sua gente deve pensare e credere di tornare alla giovinezza con la sua elezione: di tornare ai tempi in cui la benzina costava poco, Rocky buttava al tappeto Ivan Drago, la crescita economica era sfavillante, l'Unione Sovietica capitolava con le spallate dei repubblicani anni '80. A quando si era giovani e forti.

Ma al di là di questo uso smodato della nostaglia. Qual è il programma per il FUTURO degli USA e del mondo? Perché è la risposta a questa domanda che manca completamente (anche dall'altra parte). E sarà per quello che forse un giorno potremo dire anche noi agli americani "Perché Trump?" "Why Trump?".

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